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Mario Wimmer

General Manager, Plan.Net Group

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È una trappola: search, social media, app e ora l’AI. Ogni volta che emerge un nuovo canale, i marketer si attivano, portano i loro brand, i loro contenuti e i loro budget e finiscono, inevitabilmente, su piattaforme altrui. Casa loro, regole loro, audience loro, dati loro. Quando entra in gioco l’effetto rete, l’equilibrio cambia: da 'free for all' a 'pay to play'. L’accesso a funzionalità, audience e dati non è più gratuito, ma viene venduto al miglior offerente.

Certo, i brand beneficiano anche dell’engagement. Le piattaforme diventano il loro palcoscenico, i follower diventano fan. Ma una cosa resta invariata: nel casinò delle piattaforme, il banco vince sempre.

Per questo un canale classico resta più importante che mai: il tuo sito web. L’unico spazio che puoi controllare completamente. È il faro in un mare di touchpoint e canali, il porto sicuro per il tuo brand, le tue storie e il tuo business.

Il sito del futuro è… statico.

Potrebbe non adattarsi a ogni hype del momento, ma la logica è semplice. Il sito è statico nel senso che è stabile, affidabile e riconoscibile – proprio come il cuore del tuo brand, l’essenza del tuo messaggio, le caratteristiche e le qualità dei tuoi prodotti.

Sì, la personalizzazione è importante. Ma branding, marketing e vendite sono sempre stati una questione di distinguersi dall’omologazione. In un mondo in cui contenuti e comunicazione vengono continuamente generati e rigenerati dall’AI, i brand si trovano davanti a una scelta netta: proteggere la propria identità o diventare rumore.

Un core stabile, una struttura ben progettata e affidabile e una comunicazione coerente non sono più ideali “vecchio stile”. Sono una necessità strategica. Il sito del futuro è statico nel senso che è referenziabile, riconoscibile e affidabile. Mantenerlo solido è importante quanto adattarlo al cliente.

Il sito del futuro è… dinamico.

Naturalmente anche la personalizzazione conta. Proprio come un bravo venditore sa adattare un’offerta in modi diversi alle esigenze del cliente, anche il sito di un brand deve offrire percorsi ed esperienze su misura per pubblici differenti.

Per farlo, il sito deve reagire a una gamma sempre più ampia di segnali e input: contesto geografico, stagionalità, ciclo di vita del prodotto, disponibilità dei prodotti, lifecycle del cliente, impulsi strategici e tattici, oltre a segnali comportamentali puntuali. In particolare, i punti di ingresso e di uscita delle interazioni devono adattarsi in modo intelligente alla situazione specifica.

Il sito del futuro è quindi dinamico per progettazione. Ma sceglie con attenzione quali segnali contano davvero, valuta costi e benefici della personalizzazione e rimane rigoroso laddove la coerenza è più importante. Un’interfaccia intelligente, non una sala degli specchi.

Il sito del futuro è… un asset.

Il sito del futuro vive attraverso gli asset – ed è esso stesso un asset. In quanto asset, verrà distribuito e rielaborato, nella sua interezza oppure in forma di snippet e frammenti, sia nei canali proprietari sia in quelli di terze parti: social, search e sistemi di risposta, agenti AI e ogni altra declinazione di LLM utilizzeranno i siti web come fonte di contenuti.

Il modo in cui i contenuti sono strutturati – profondità, ampiezza, metadati e ricchezza contestuale – determinerà se un brand potrà essere trovato o meno. L’LLM troverà dati adatti a raccomandare il brand? Troverà claim già pronti e visual già renderizzati? Sono queste le domande che un brand deve porsi ancora prima che un utente entri nel suo spazio digitale.

Una volta che l’utente “attracca” nel suo ambiente, entra in gioco una seconda dimensione: il mondo delle immagini statiche e in movimento. Qui il sito del futuro deve trovare un equilibrio. Da un lato, deve abbracciare tecnologie emergenti come il rendering 3D in tempo reale per la visualizzazione e configurazione dei prodotti. Dall’altro, deve rimanere accessibile a milioni di persone che non possono fruire pienamente di esperienze ricche di contenuti visuali – per limiti fisici, tecnici, temporanei o permanenti.

L’AI è soggetta agli stessi vincoli. I suoi bot, strumenti e motori privilegeranno sempre dati pre-strutturati e pre-compressi rispetto ai contenuti visuali complessi.

Il sito del futuro è… AI-enabled.

E questo ci porta all’AI: al tempo stesso una petroliera, un motoscafo e un miraggio. Al di là dell’hype, l’AI non divorerà il web. Molto più probabilmente, e sta già accadendo, diventerà parte integrante di ogni livello del sito: di come i contenuti vengono creati, distribuiti e fruiti.

Sul fronte della produzione, l’AI traduce, riscrive, adatta e genera contenuti, accelera pubblicazione e ottimizzazione e abilita forme di interazione completamente nuove. Sul fronte della distribuzione, sistemi AI proprietari e di terze parti ingeriscono, elaborano e restituiscono i contenuti dei siti web, estraggono dati e asset e li distribuiscono ovunque siano necessari. Sul fronte della fruizione, l’AI filtra, adatta e personalizza ciò che gli utenti vedono effettivamente. AIO è il nuovo SEO. AIAA è la nuova ARIA. Schema.org, Open Graph e JSON-LD sono ormai imprescindibili.

Imposta tutto questo correttamente e l’AI diventa il tuo miglior distributore. Sbaglia, o ignoralo del tutto, e i tuoi contenuti semplicemente non esisteranno nei canali su cui i consumatori fanno sempre più affidamento.

Il sito del futuro è… incredibilmente rilevante.

Il web è diventato più ampio e più selvaggio. I canali si sono moltiplicati, gli algoritmi hanno stretto la loro presa e gli intermediari hanno preso la loro quota. E in tutto questo, una cosa è rimasta vera: il brand che possiede la propria piattaforma paga meno pedaggio rispetto a chi non ce l’ha. Il tuo sito non è un asset legacy in attesa di essere superato. È il tuo faro. L’elemento più importante della tua infrastruttura digitale. Soprattutto nell’era dell’AI, i brand devono liberare questo potenziale e ripensare i propri siti per il futuro.

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Greta Bottini e Ilaria Mosca
Greta Bottini & Ilaria Mosca
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